Ripercorrendo la corsa di Ravenna a Capitale della Cultura 2019 con Fabio Sbaraglia

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La scelta della Capitale Europea della Cultura 2019 è ormai alle porte e Ravenna, che lunedì in Darsena ha ricevuto con una splendida festa la commissione che dovrà compiere l’ardua scelta, attende con ansia di capire se sarà o meno la prescelta. Abbiamo chiesto ad alcuni dei protagonisti di questa corsa di ripercorrere con noi tutte le tappe: oggi è il turno di Fabio Sbaraglia, consigliere comunale del PD e presidente della commissione cultura.

Ci puoi fare una breve cronistoria della candidatura, con date e dati, sottolineando la partecipazione della popolazione?

La candidatura di Ravenna a Capitale europea della cultura è nata di fatto nel 2007 con la aperta volontà espressa in campagna elettorale dall’allora candidato Sindaco Fabrizio Matteucci e con le conseguenti lettere di intenti scritte all’ora Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla Presidenza del Parlamento Europeo e della Commissione Europea.

Da allora il percorso si è sviluppato e ha preso sostanza: sono nati il comitati promotori, il comitato artistico organizzativo, è stato costituito lo staff ed è iniziato un dialogo con i comuni limitrofi per costruire una candidatura che pur avendo Ravenna al centro coinvolgesse tutto il perimetro romagnolo. Così anche a Forlì, Cesena, Rimini, Faenza, Cervia e Comuni della Bassa Romagna sono nati comitati di sostegno alla nostra candidatura.

Parallelamente, attraverso i gruppi di lavoro organizzati ad hoc, il contributo degli operatori culturali del territorio e un open call aperta a tutti i cittadini è stato avviato il lavoro di stesura del dossier da cui hanno preso forma le Prove Tecniche, dossier che si è sviluppato intorno all’idea portante di Ravenna come “mosaico di culture”. Un anno fa la nostra candidatura è stata valutata insieme a quella delle altre 24 città italiane candidate, e la nostra proposta, insieme a quella di Cagliari, Lecce, Matera, Perugia e Siena è stata giudicate particolarmente positiva permettendoci di entrare nella short list da cui il 17 ottobre di quest’anno sarà decretata la Capitale Europea della Cultura del 2019.

Qual è il punto di vista della commissione cultura? Puoi spiegare i rapporti tra Commissione Cultura, Assessorato alla Cultura e Commissario?

La commissione Cultura è un organismo del Consiglio Comunale (composto da Consiglieri Comunali nominati proporzionalmente in rappresentanza dei gruppi politici presenti in Consiglio) e che come tale è in primo luogo chiamato ad esaminare e ad esprimersi sugli atti (delibere, regolamenti, petizioni ecc…) di propria competenza prima che questi arrivino in Consiglio Comunale per essere votati. Va da sé che l’Assessorato alla Cultura è il nostro primo e principale interlocutore. Tutti gli atti più importanti, penso per esempio al rinnovo delle convenzioni culturali, sono stati approvati con il contributo della Commissione e dei suoi membri. Ciò non toglie che possa essere riunita anche su temi di semplice interesse o pertinenza senza che ci sia necessariamente un atto collegato.

La filosofia della candidatura è puntare sulla modernità e inclusività: perché?

Ravenna è una città d’arte prestigiosa, dispone di un patrimonio artistico inestimabile e di una storia importante. Queste sono le caratteristiche che oggi rendono riconoscibile la nostra città a chi non la conosce e rappresentano per questo il nostro orgoglio. Candidarsi a Capitale Europea della cultura significa accettare la sfida del futuro e, facendo tesoro della propria identità culturale storica, immaginare un nuovo volto della città partendo però dal suo presente. Ravenna da diversi anni sta vedendo nascere realtà culturali giovani e che fanno del contemporaneo il loro linguaggio principale. Realtà che negli anni hanno saputo consolidarsi, professionalizzarsi, creare lavoro e diventare vere e proprie istituzioni culturali riconosciute non solo in città. E’ stata la consapevolezza di avere a disposizione anche questo patrimonio, e un territorio fertile in questo senso, che ha dato alla città la consapevolezza di potercela fare. Inoltre la storia dei percorsi di candidatura delle città che hanno vinto negli ultimi anni ci conferma che è il progetto per il futuro e la capacità di coinvolgere la cittadinanza a fare la differenza. Paradossalmente il patrimonio storicamente consolidato è quasi trascurabile. Lo conferma infatti la clamorosa esclusione di Venezia dalla short list.

Quanto è cambiata l’offerta culturale grazie alla candidatura? E’ aumentata solo in quantità o anche in qualità?

La esperienze che negli anni sono germogliate e affermate a Ravenna negli anni hanno a loro volta permesso la nascita anche una seconda generazione di operatori culturali, che ora hanno dai 25 ai 35 anni e che stanno portando l’attenzione su pratiche artistico-culturali che magari negli ultimi in città erano rimaste in secondo piano, penso per esempio alla fotografia o al design. E’ un dato oggettivo che la candidatura abbia dato un impulso molto forte allo sviluppo di queste nuove realtà culturali e soprattutto ha favorito lo scambio e le collaborazioni tra le varie esperienze. Attività e approcci consolidati sono stati contaminati dalle nuove pratiche e gli operatori “storici” nella stragrande maggioranza dei casi si sono resi disponibilissimi e curiosissimi di questo confronto. In questo modo l’offerta non solo si è ampliata ma sicuramente anche qualificata. E in definitiva questa candidatura ha messo in moto energie che oggi sono attive, e questo patrimonio di idee e professionalità resterà comunque alla città, a prescindere da come andrà il 17 ottobre.

Parliamo di politica: come sono stati i rapporti con l’opposizione sul progetto? La città ha fatto squadra? Vi è una visione differente da parte delle opposizioni?

In questo caso l’opposizione, fatto salvo qualche cronico distinguo, si è in linea di massima schierata in maniera forte e unita a favore del progetto. Oltre a partecipare attivamente ai lavori della Commissione quando abbiamo affrontato i temi della candidatura, i capigruppo dell’opposizione hanno firmato un documento di pieno sostegno alla candidatura. Nel favorire questo bel clima di collaborazione tra maggioranza e opposizione credo siano state decisive due cose: l’oggettiva importanza della sfida che stiamo conducendo e l’impostazione più politicamente neutra (per quanto possibile) che Cassani e il suo staff hanno voluto dare a questo progetto.

Quali saranno le ricadute oggettiva della vittoria?

Di oggettivo e insindacabile in caso di vittoria ci sarà solo il titolo. Che di per sé però, al di là del riconoscimento importante ad un lungo lavoro, non vuol dire molto. Essere Capitale della Cultura Europea è innanzitutto un’enorme opportunità e che come tale va colta e messa a frutto. Studiando la storia della altre Capitali Europee della Cultura si nota indistintamente che le ricadute in termini turistici possono essere importantissime, non solo nell’anno della Capitale ma in periodo ben più lungo. Allo stesso modo, il titolo di Capitale, essendo comunque sempre accompagnato da un budget ad hoc (che tocca ovviamente alla città vincitrice preparare prima e mettere insieme) ha sempre rappresentato un volano anche per lo sviluppo del territorio, sia in termini urbanistici che infrastrutturali che più in generale economici.

Perché Ravenna deve vincere? Puoi elencare i punti di forza e di debolezza

I nostri punti di forza credo siano soprattutto tre: le potenzialità ancora inespresse del nostro territorio, il coinvolgimento reale di un territorio ampio e dei suoi cittadini e la qualità del nostro programma artistico culturale. Sul primo punto fanno fede le osservazioni e gli apprezzamenti che la commissione giudicante un anno fa ha espresso al nostro dossier mentre sugli altri due punti è bene ricordare che tutte le città della Romagna hanno partecipato e partecipano attivamente alla nostra candidatura, così come la popolazione ravennate che negli anni ha saputo superare qualche iniziale scetticismo e si è buttata nel progetto. Lo confermano le centinaia di proposte pervenute attraverso l’open call, come la presenza alle occasioni di dibattito e partecipazione progettuale (Agorà) o a ciascuna delle prove tecniche. Per non parlare delle migliaia di ravennati in Darsena durante la visita in città della commissione giudicante. Proprio la Darsena, come anche quartieri periferici come Lido Adriano, costituiscono oggi luoghi ed esperienze di assoluto interesse e un potenziale enorme per la nostra città, ancor prima che per la nostra candidatura. Il punto più debole forse quello infrastrutturale: raggiungere Ravenna non è ancor semplicissimo. Di fatto però anche altre nostre sfidanti vivono lo stesso problema.

Jessica Landini 

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