Aspettando il verdetto, le parole di Ouidad Bakkali

Con la decisione sempre più vicina, continuiamo a parlare della candidatura e del percorso di Ravenna a Capitale Europea della Cultura 2019. La chiusura è affidata a Ouidad Bakkali, assessore alla Cultura, Pubblica Istruzione ed Infanzia del Comune di Ravenna, nonché candidata per il Consiglio Regionale alle elezioni che si terranno domenica 23 novembre.

Ci puoi fare una breve cronistoria della candidatura, con date e dati, sottolineando la partecipazione della popolazione?

Questo grande sogno collettivo comincia nel 2007 per Ravenna quando il Sindaco Matteucci e l’allora assessore alla Cultura Cassani, mandarono una lettera al Presidente del Consiglio Prodi, al Presidente del Parlamento Europeo Poettering e al Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso per rendere ufficiale la volontà di candidatura.

Altre date importanti:

Nel 2010 si insediano il Comitato promotore e il Comitato artistico organizzativo; nel 2011 si insedia finalmente l’ufficio 2019 che entra nel vivo dei temi e dello sviluppo del dossier di candidatura. Il 2012 e il 2013 sono stati gli anni di coinvolgimento capillare della città a partire dalla open call che ha visto arrivare più di 400 progetti da tutti i soggetti del territorio che lavorano in ambito culturale e i cittadini. Al lavoro si sono messi 28 gruppi di lavoro che nell’ambito delle sree tematiche, le 5 tracce, hanno prodotto idee e visioni sulla città. Consegnato il dossier a Settembre 2013, altra data storica è il 15 Novembre quando finalmente scopriamo di aver passato la preselezione, rimanendo in 6 città tra le 20 candidate.

Qual è il punto di vista della commissione cultura? Puoi spiegare i rapporti tra Commissione Cultura, Assessorato alla Cultura e Commissario?

Con la Commissione consiliare il lavoro è sempre stato positivo e stimolante. Abbiamo invitato lo staff 2019 più volte durante questo lungo percorso a relazionare circa i progressi della candidatura. A partire dal mio assessorato, alla commissione cultura, abbiamo sempre lavorato in sintonia e stretta collaborazione con lo staff 2019 indirizzando le scelte di politica culturale di questi anni nella stessa direzione della candidatura. Abbiamo sempre guardato verso lo stesso orizzonte, sognando insieme, Ravenna Capitale 2019.

La filosofia della candidatura è puntare sulla modernità e inclusività: perché?

Il tema della candidatura è il “Mosaico di Culture” e il motto è “Create your Europe Everyday”. Parliamo quindi di pluralismo e apertura del nostro territorio, comprendiamo ovviamente anche la Romagna. Questo pluralismo lo troviamo nella nostra realtà socio-culturale se pensiamo che ospitiamo persone che provengono da 143 nazioni e che quindi siamo osservatorio privilegiato di quello che succede nel nostro paese, ma soprattutto in Europa. Questo pluralismo lo troviamo anche nei linguaggi artistici e nelle produzioni culturali del territorio ravennate e che grazie a questa candidatura iniziamo anche a valorizzare il contenuto economico e i principi innovatori. Ra2019 è diventato laboratorio cittadino per coniugare finalmente la nostra identità e mettere realmente a frutto la dicotomia, antico-contemporaneo. In questo binomio risiede anche la nostra idea di Europa contemporanea e il nostro ruolo di cittadini attivi che appunto costruiscono l’Europa tutti i giorni.

Quanto è cambiata l’offerta culturale grazie alla candidatura? E’ aumentata solo in quantità o anche in qualità?

Grazie alla candidatura abbiamo sprigionato energie e potenzialità giovani e nuove alle quali abbiamo finalmente ritagliato uno spazio nell’offerta culturale cittadina. Lo strumento delle Prove Tecniche 2019 coniugato alle nuove convenzioni culturali aperte con soggetti nuovi del territorio hanno reso possibile questa abbondanza e questa qualità. La tanto abusata litania secondo la quale “a Ravenna non c’è mai niente” beh la stiamo sostituendo con “a Ravenna ci sono troppe cose, non so mai quale scegliere”.

La candidatura che segno lascia negli operatori culturali? Sono cresciuti grazie alla candidatura? Hanno fatto rete grazie ad un obiettivo comune?

Uno dei segni più evidenti è il lavoro in rete, le collaborazioni nuove che sono nate tra gli operatori culturali. La candidatura da una parte e la crisi economica dall’altra hanno fatto aprire gli occhi a tutti, suggerendoci che l’unica strada per venirne fuori tutti e lavorare insieme e mettere in comune competenze, risorse, spazi, idee e visioni.

Parliamo di politica: come sono stati i rapporti con l’opposizione sul progetto? La città ha fatto squadra? Vi è una visione differente da parte delle opposizioni?

L’opposizione di questa città ha sottoscritto un accordo secondo il quale a prescindere dall’esito delle elezioni, le forze politiche che guideranno la città sosterranno l’obiettivo di Ravenna Capitale 2019. Ci sono state polemiche rispetto al tema risorse spese per la candidatura, ma la differenza di base tra noi e l’opposizione è che loro sono convinti che siano solo spese noi, invece, siamo convinti che siano investimenti per la città e per il benessere dei cittadini. La città e i cittadini penso comunque che abbiamo risposto bene e nonostante qualche scettico la città fa il tifo perché ha capito che le ricadute di questa vittoria non possono che essere positive.

Quali saranno le ricadute oggettiva della vittoria?

Parliamo di un investimento sulla spesa artistico-culturale di 45 milioni di euro, abbiamo l’opportunità di accelerare processi e investimenti sulle infrastrutture in particolare la nostra Darsena di città che è il cuore di questa candidatura e che necessità 150 milioni di euro di investimenti. Avremo un’opportunità concreta di migliorare le nostre infrastrutture di collegamento, opportunità di occupazione e sviluppo turistico in un momento storico che prefigura tutt’altro.

Perché Ravenna deve vincere? Puoi elencare i punti di forza e di debolezza

Ravenna può e deve vincere per la capacità che ha dimostrato di saper coinvolgere migliaia di persone in questo lungo percorso rispondendo così ad uno dei criteri fondamentali che è la partecipazione dei cittadini. I tanti giovani che hanno contribuito a questa candidatura insieme alla città intera, ha fame di questo titolo.

Siamo una candidatura credibile e ne sono prova la qualità della proposta artistica, dell’impegno a sostenere anche economicamente la Capitale raccolto dal tessuto economico della città, dalle istituzioni a partire dalla Regione Emilia Romagna.

Abbiamo lavorato molto anche sulla dimensione europea del dossier attivando fin da subito importanti collaborazioni internazionali a partire da Plovdiv che insieme alla vincitrice italiana sarà CEC2019.

 

Una breve carrellata dei nostri competitor? Anche qui ti chiediamo i punti di forza e quelli deboli.

Partendo dal Sud potrei dire che Lecce spinge molto sul suo recente boom turistico che ha investito il Salento e sull’ idea di Utopia come base ideale per inventarsi una nuova Europa.

Sicuramente una posizione strategica sul Mediterraneo, sono insieme a Cagliari la città che ha presentato la candidatura più tardi e forse questo non ha permesso il radicamento profondo che invece ha Ravenna.

Matera, forse una delle più temibili, ha come slogan di candidatura “OPEN FUTURE”, quindi anche questa candidatura sicuramente ha lavorato molto sulla partecipazione, una debolezza è forse la difficile collocazione geografica e la carenza di infrastrutture per raggiungerla.

Abbiamo tra l’altro progetti in cantiere con Matera che riguardano cinema e teatro.

Cagliari è molto concentrata sulla rigenerazione urbana e la valorizzazione del proprio patrimonio, punti deboli? È un progetto nato molto recentemente e forse poco radicato in città e altro punto debole l’aver secretato il dossier di candidatura, cosa che trovo non in linea con i principi di partecipazione e trasparenza.

Anche Siena ha secretato il dossier, così anche Lecce, quindi questo penso sia uno dei punti deboli o penso dovrebbe esserlo agli occhi dei giurati. Il concept di Siena si concentra sul patrimonio intangibile, sull’innovazione, digitalizzazione e sulle relazioni europee.

Perugia promuove nel suo percorso l’empowerment individuale, di comunità e dei territorio come partenza per rilanciare e ripensare ai centri storici e alla loro possibile rigenerazione con il motto “seeding change”. Punti deboli? Leggendo i quotidiani locali perugini si evince che sia una candidatura un po’ calata dall’alto, ma non mi permetto di giudicare il loro lavoro che dal dossier sembra comunque molto buono.

Jessica Landini

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